Per il 25 anniversario di YANA CINI – Ricordiamo il bell’articolo di don Franco Patruno

 

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Forse è possibile intuire la magnanimità in un sorriso. Il mattino era assolato e la luce non opprimente. L’anniversario della morte di Vittorio Cini era scandito solitamente in due momenti: ricorrenza a San Giorgio e passaggio a Ferrara con la celebrazione eucaristica ed una visita al Cimitero. Da alcuni anni nella splendida casa medievale che vide i suoi natali, avevo fatto conoscenza con la famiglia di Fabrizio Alliata e i suoi figli. Ero al corrente che Yana aveva problemi di salute, ma mi incuriosiva conoscere direttamente una figura di cui sapevo i tratti di generosità e, soprattutto, la paradossale vicinanza non solo alle povertà genericamente intese, ma ai diseredati che avevo conosciuto agli inizi degli anni Settanta tra i baraccati romani. L’uso del termine “paradossale” ha precisi contorni, per chi ha presente una memorabile sequenza di “Ladri di Biciclette” dei grandi De Sica e Zavattini: quella della nobiltà romana che organizza i pasti per gli indigenti con crepuscolare accondiscendenza. Niente di esibito nell’attività di Yana, ma lontananza umile e sapiente da ogni forma di ostensione della carità. L’ostensione, infatti, custodisce l’auto-mitizzazione in un secolare e teatrale proscenio.

Dopo la Messa a Casa Cini, solitamente si organizza un pranzo che si presume  veloce, ma che spesso, per il piacere della presenza di figli e nipoti, si prolunga sino al primo yygmpes_473077pomeriggio. In quell’occasione invece la sosta non era prevista, e s’andò in un ristorante alle porte di Ferrara. Avevamo già preso posto all’interno del locale quando mi dissero che era arrivata anche Yana con Fabrizio. Andai velocemente verso la macchina. Il ristorante, propriamente un grill di passaggio ma con significativi piatti estensi, aveva purtroppo una scalinata che faceva da vera barriera per chi avesse qualche fisica difficoltà. Yana decise di rimanere in automobile; ma appena mi vide, e non c’eravamo ancora conosciuti di persona, mi fece un sorriso di una tangibile dolcezza. Spesso, si comunica in spazi inediti del tempo ed anche il silenzio è scandito dai ritmi di recondite parole. Mi abbracciò come ci fossimo lasciati un’ora prima, ma era l’affetto accordato in anticipo che copriva il vuoto delle consuetudini.

Sono grato a quel sorriso. Si scrivono nelle coscienze i verbi della tenerezza. Penso che solo un giorno mi sarà ridonata la gioia di quel momento. C’è eternità nel tempo.

Franco PatrunoFranco a Reghensburg

Per il 25 anniversario di YANA CINI – Ricordiamo il bell’articolo di don Franco Patrunoultima modifica: 2014-04-03T22:00:46+02:00da mariapaolaf
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