NICOLA BERTUZZI e la Via crucis ritrovata

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File0006.jpgNicola Bertuzzi

 

 

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Sono appena conclusi gli ingenti lavori di restauro della cupola del santuario di Santa Maria della Vita. In concomitanza si è aperta una esposizione della “Via Crucis” di Nicola Bertuzzi per mostrare il risultato del restauro prima della ricollocazione all’interno della chiesa. Non vi è altra introduzione necessaria alla meditazione della Via Crucis che quella di fermarsi davanti al mistero di Gesù che dà la sua vita nella passione, e di essere pronti a seguire lo svolgimento tragico e sacro. La chiesa, che custodisce il noto “Compianto” di Nicolò dell’Arca, altro messaggio fortissimo sull’esperienza del dolore umano, e porta il nome dell’antichissima confraternita dei battuti di Santa Maria della Vita. La Via Crucis originata nel sec. XIV, ad opera dei Francescani, a Gerusalemme, nei pellegrinaggi che si svolgevano lungo il percorso segnato dal Salvatore nella sua dolorosa passione, sviluppatosi in Europa, prima nei Paesi Bassi (sec. XVI), le stazioni (episodi) variavano da 7 a 18. L’olandese Christian Cruys (1585) introdusse le tre cadute, fissando il numero a 14. In tale forma si diffuse ovunque. Ma la Via Crucis è in simbiosi inseparabile con la figura di San Leonardo da Porto Maurizio. Il santo ne fu il più grande propagatore, forse collaborò alla determinazione e codificazione; certo si adoprò, superando non pochi ostacoli, perché anche quelle erette fuori delle chiese francescane avessero le stesse indulgenze. Personalmente ne eresse 572, forse anche di più; abitualmente era il ricordo lasciato a conclusione delle missioni quale predica permanente, ed era il suo esercizio quotidiano. Tra tutte la più famosa fu quella eretta il 27 dicembre 1750 nel Colosseo a conclusione dell’Anno santo, la quale fu costituita dal papa <<capo e matrice di tutte le Vie Crucis del mondo>>. San Leonardo è conosciuto come uno dei più grandi missionari della fede in tutta la storia della Chiesa. Egli predicò più volte a Bologna e nei paesi vicini negli anni 1746-1747 e 1751. E’ il tempo in cui Nicola Bertuzzi frequentava l’Accademia Clementina a Bologna. Non è da escludersi, anzi da ipotizzarsi, che questa Via Crucis sia nel solco appena tracciato dalla predicazione di San Leonardo. Esaminando il modo in cui Bertuzzi ha dipinto i quadri della Passione di Gesù risulta, come ovvio, la successione tradizionale suggerita da San Leonardo, con alcuni particolari presi ora da uno ora dall’altro dei vangeli. Colpisce il modo di dipingere Gesù pressoché sempre legato: questo particolare è preso da Giovanni che precisa come Gesù fu mandato legato dal sommo sacerdote Anna a Caifa. Quando viene aiutato dal Cireneo, ed è quindi liberato dalla croce, Gesù ha le mani legate; quando cade è sollevato con la corda. Il particolare dell’aceto dato da bere a Gesù prima della crocefissione è proprio di Matteo. Invece nella sepoltura di Gesù la tomba è molto più neoclassica che giudaica e la pietra rettangolare che la copre non potrebbe certo rotolare via, come descritto da tutti i Sinottici. Sembra qui che l’Accademico Bertuzzi fosse più ispirato a inserire la passione e la morte di Gesù nel suo ambiente che nella Giudea di diciassette secoli prima. Le quattordici stazioni sono tutte assai ricche di figure con molteplici particolari dell’ambiente circostante, espressione dello stile dell’epoca. La figura di Nicola Bertuzzi detto l’“Anconitano” dalla sua città di nascita, si staglia con autorità indiscutibile su quei protagonisti della vicenda bolognese che va sotto il nome di “barocchetto”. Prendendo le mosse dalla riscoperta Via Crucis di Santa Maria della Vita, ci consente di appuntare l’attenzione su quel tipo di produzione “in piccolo” in cui la verve del pittore si esprime a livello assai alto. Egli ottiene risultati più accattivanti che nel grande formato, avendo modo di sbrigliare la propria mano e la propria fantasia in una pittura apparentemente di getto, percorsa da pennellate guizzanti e da una cromia brillante che la rendano tuttora oltremodo gradita allo spettatore. La Via crucis fa percorrere, all’interno della chiesa, un itinerario, da una parte all’altra fino all’altare, il luogo dove si celebra l’eucarestia, il rito memorabile che rende presente il Cristo risorto. “Anche questo ci fa comprendere come per interpretare in maniera corretta, cioè completa, un’opera d’arte sacra – prodotto dell’artista per la preghiera dei fedeli – è assai importante leggerla nel contesto in cui essa vive con la fede della gente, cioè nell’edificio sacro. Fermandosi davanti a queste immagini si diventa custodi di una grande tradizione di arte e di spiritualità; si contempla; ci si può commuovere pensando alla attualità della sofferenza umana; nasce il sentimento della pietà e, se queste immagini fanno aprire il dolore alla speranza, è già un frutto della preghiera” (Mons.Gabriele Cavina)

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Maria Paola Forlani

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NICOLA BERTUZZI e la Via crucis ritrovataultima modifica: 2010-05-26T15:01:22+02:00da mariapaolaf
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