CARAVAGGIO e CARAVAGGESCHI a FIRENZE

Fig.jpg bd.jpgCaravaggio e caravaggeschi a Firenze

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Tra gli eventi patrocinati dal Comitato nazionale IV centenario della morte di Caravaggio a Firenze si è aperta la mostra <<Caravaggio e caravaggeschi a Firenze>>, che a quarant’anni della pionieristica rassegna curata da Evelina Borea, riunisce fino al 17 ottobre , 109 opere di cui 96 dipinti (8 quelli di Caravaggio) e 13 disegni, a cura di S. Casciu, A. Natali e G. Papi, (catalogo Sillabe Giunti). L’itinerario della mostra si svolge in due spazi d’eccellenza: un’infilata di stanze al primo piano degli Uffizi e la sala Bianca in Palazzo Pitti.  Inoltre è contemporanea a un’altra mostra, quella della Fondazione Longhi, nella Villa Badini che domina i giardini d’Oltrarno. Sebbene la presenza dell’artista lombardo a Firenze resti un interrogativo sospeso, i rapporti con l’ambiente fiorentino sono invece noti: Caravaggio a Roma frequentava palazzo Madama, e proprio lì l’ambasciatore Cardinal Del Monte intratteneva rapporti col granduca Ferdinando I de’Medici. A Firenze, inoltre, già intorno alla fine del Cinquecento giungevano da Roma il <<Bacco>> e la <<Medusa>>, e i granduchi medicei, Cosimo II in particolare, si rivelavano precoci estimatori di Caravaggio, ma anche dei suoi seguaci e imitatori. Perciò nelle collezioni fiorentine, Dai Medici all’ondata dei caravaggeschi che il grande critico Roberto Longhi portò stabilendo qui la sua eccezionale raccolta, è rappresentato praticamente l’intero movimento. A partire dai quadri giovanili del Merisi dei, già citati, “Bacco” e “Medusa” fino a raggiungere gli estremi della sensualità e dell’orrore, al “Sacrificio d’Isacco” del primo seicento che stempera il dramma del primo piano nel raro fondale paesistico, all’efferato “Cavadenti” che viene posto, in mostra, all’origine dei quadri di “mezze figure a tavola” di Manfredi e van Honthorst, al pensoso “Cavaliere di Malta”, allo struggente “Amorino addormentato”, al curioso “Ritratto del cardinale della Gioviana”, di recente attribuzione. Agli Uffizi i visitatori sono accolti dalla “Medusa”, tela dipinta, applicata allo scudo, approntato appositamente per questo soggetto. Grazie a un perfetto espediente illusionistico basato sull’accorto uso della luce, dell’ombra e dei controluce, Caravaggio trasforma la convessità dello scudo in apparente concavità utile ad accogliere la testa. La vivacità e il pathos dell’espressione sono enfatizzati dal movimento disordinato e ondulatorio delle serpi che circonda l’espressione estrema dello sguardo fissato su di un unico punto. Oggi, l’opera fa da immagine chiave della mostra ed introduce a una magnifica e pausata sequenza di quadri. Si apre con i primi caravaggeschi, invitati dai Medici: la celebre Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Theodor Rombouts e si conclude con i pittori toscani come Commodi, Fontebuoni, Manetti, che si accostarono al caravaggismo pur senza mai aderirvi in esclusiva, attratti dalla novità di quel naturalismo che sciorinava iconografie intense e talvolta violente, personaggi disadorni o spavaldi, contrasti taglienti di luci e ombre e una tavolozza cremosa, satura, affocata, bruciata, mai vista prima. A metà del percorso, una ricostruzione virtuale suggerisce un episodio incompiuto del caravaggismo a Firenze, l’apparato pittorico della cappella Gucciardini in Santa Felicita, che non fu mai completato, ma che secondo il progetto avrebbe dovuto ospitare il quadro più grande, più balenante, più onirico di quel tempo: la notturna “Ressurezzione di Cristo” (ora a Chicago) di Francesco Boneri detto Cecco del Caravaggio, dottissimo seguace del Merisi. Sull’altra sponda dell’Arno, la Galleria Palatina ospita nella Sala Bianca, arroventata dal medesimo allestimento “profondo rosso”, tutti gli altri dipinti del Caravaggio e le tele di Manfredi, Cavarozzi, Ribera, Vouet e altri grandi. Mentre la mostra allestita a Villa Bardini a cura di Mina Gregori, dedicata ai dipinti di Caravaggio e i caravaggeschi conservati nella collezione Longhi ci ricorda che la grandezza di Caravaggio e il suo ruolo primario nella storia della pittura europea vennero riconosciuti e compresi al principio del Novecento proprio a Firenze a opera di Roberto Longhi nella sua casa-museo-biblioteca di via Benedetto Fortini. La mostra della Fondazione Longhi racconta infatti la riscoperta moderna del Caravaggio e dei caravaggeschi, rievocandone la storia attraverso la raccolta di Roberto Longhi che di tale riscoperta è riconosciuto come il principale promotore e protagonista. Longhi iniziò a occuparsi di Caravaggio fin dalla tesi di laurea (1911) e ne ricostruì le vicende biografiche e il catalogo delle opere attraverso scritti e celebri mostre, dai “Quesiti Caravaggeschi” del 1929 alla mostra memorabile su Caravaggio a Palazzo Reale di Milano nel 1951. Ma Longhi non si limitò solo a studiare Caravaggio e i caravaggeschi: laddove gli fu possibile acquisì sul mercato le opere d’arte di questi maestri, dal “Fanciullo morso dal ramarro” del Merisi, alle tele di Orazio Borgianni, Carlo Saraceni, Angelo Caroselli, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Valentin de Boulogne, Matthias Storner e Jusepe Ribera, le cui opere sono esposte alla mostra “Caravaggio e la modernità. I dipinti della Fondazione Roberto Longhi” a Villa Bardini .

 

Maria Paola ForlaniFig.20 bd.jpgFig.5 bd.jpgFig bd.jpg

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CARAVAGGIO e CARAVAGGESCHI a FIRENZEultima modifica: 2010-05-24T00:36:00+02:00da mariapaolaf
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