HIROSSHIGE. Il Maestro della natura

Foto_01 bd.jpgHiroshige. Il maestro della natura

 

La sua opera si ritrova nell’arte del XIX, del  XX secolo e nelle atmosfere di Michelangelo Antonioni

 

A Michelangelo Antonioni, sarebbe piaciuta la mostra che si è aperta nello spazio della Fondazione Roma di via del Corso, dal titolo “Hiroshige. Il maestro della natura”, fino al 7 giugno (catalogo Skira). Il regista ferrarese  che sapeva guardare la natura senza perdere un dettaglio del paesaggio che lo circondava prima di preparare un film, trasferirà quel mondo, poi, in dipinti e in “blow ap”, per esplorare i prodigiosi effetti resi dall’ingrandimento delle minuscole tempere che configurano, per casualità, l’immagine  del paesaggio, ma soprattutto della montagna. Un ineffabile forma evocativa, capace di generare sulla carta una serie infinita di possibilità combinatorie. E la natura, proprio come per Hiroshige, diventa materia si trasforma in poesia che coglie l’essenza della vita divina presente in ciascuno di noi.  La spettacolare esposizione di uno dei più grandi artisti giapponesi di ogni tempo Utagawa Hiroshige (1797 – 1858), promossa, sapientemente,  da Emmanuele Francesco Emmanuele, presidente della Fondazione Roma in collaborazione con Arthemisia, è stata curata da Gian Carlo Calza, con la collaborazione dell’International Hokusai Research Center. La produzione dell’artista giapponese è essenzialmente di stampe policrome, il principale veicolo di diffusione dell’arte del <<Mondo Fluttuante>> con fogli singoli e libri di illustrazioni di cui si stima ne abbia prodotti oltre quattromila, oltre alle immagini per 120 libri. Questo artista ebbe una grandissima influenza sulla pittura europea, soprattutto sull’Impressionismo e il post-impressionismo. Venne attentamente studiato e imitato da numerosi artisti del XIX secolo, e il caso più celebre resta quello di Vincent Van Gogh che si ispirò alla sua tecnica e alle sue tematiche, riproducendo in modo fedele alcune delle sue opere. Nel secolo scorso, altri artisti seppero cogliere i suoi coraggiosi tagli spaziali, che si ritrovano in modo più evidente nella cinematografia, soprattutto, di Michelangelo Antonioni e di  Wim Wenders. Hiroshige, nato nel 1797 a Edo, oggi Tokyo, visse in un’epoca del Giappone socialmente e artisticamente ricca di fermenti, nel crogiuolo di trasformazioni politiche e culturali e delle nuove tendenze. La sua fu una lenta formazione. La sua famiglia, gli Ando, erano samurai di basso rango responsabili di una caserma di pompieri al servizio dello shogun, la massima autorità politica e militare del Paese che governava Tokyo, come l’imperatore governava Kyoto. E Hiroshige a trdici anni aveva ereditato la carica alla morte dei genitori. Certo era la garanzia di un’entrata, anche se insufficiente, ma forse ritardò la sua formazione di artista presso il maestro Utagawa Toyohiro (1773 – 1828) che gli diede il nome d’arte con cui è noto: Utagawa Hiroshige. Che cosa indusse il giovane artista ad indirizzare la propria ricerca pittorica verso natura e paesaggio, fu, forse, il viaggio, che accompagnava il dono annuale dello shogun di cavalli sacri all’imperatore lungo la celebre via del mare orientale, Tokaido, da Tokyo a Kyoto. Dagli schizzi di questo viaggio sarebbe uscita l’anno dopo la serie delle “Ciquantatrè stazioni di porta del Tokaido”, il suo capolavoro che sorpassò persino il successo delle “Trentasei vedute del monte Fuji” di Hokusai da cui aveva tratto ispirazione. In questi fogli egli vi evoca la bellezza della natura e del paesaggio, ma anche dell’uomo che svolge le proprie attività sia inerenti al viaggio, tema della serie, sia al lavoro e ai molteplici aspetti della vita quotidiana. La serie ebbe una fortuna straordinaria, fu ristampata fino alla consunzione delle matrici. Divenne così l’artista di riferimento per paesaggio, immagini della natura e località celebri. Alla serie di “Tokaido”, si aggiunsero le “Sessantanove stazioni di posta del Kisokaido”, la via fra i monti dell’interno fra il 1838 e il 1842, le settanta “Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta e oltre province” tra il 1853 e il 1842 o le “Trentasei vedute del Fuji” uscite postume tra il 1858 e il 1859 per non parlare delle “Cento vedute di luoghi celebri di Edo (Tokyo)” iniziate nel 1856 e interrotte dalla morte. In queste immagini le arti e i mestieri diventano soggetto di raffigurazione. Molto spesso si tratta di mestieri che hanno a che fare con l’arte samuraica, armaioli di varie specialità. Comunque il rapporto con la natura ha un forte riferimento anche nella vita di città con le festività e le gite di stagione: per ammirare i fiori nei giardini e nei parchi. Soprattutto in primavera, la fioritura dei susini o dei ciliegi e in autunno, quando gli aceri diventano rossi, ma anche d’estate presso i laghetti con gli iris. Nella stampa “Ciliegi in piena fioritura ad Arashiyama” (della serie Luoghi celebri di Kyoto) (1834). Si ammirano due taglialegna che spingono dei tronchi uniti a mo’ di zattera lungo il fiume Hosu, nel suo blu striato delle linee della corrente, per portarli in città. Mentre quello con la casacca verde termina la spinta con la sua pertica tenendo la pipetta tra i denti, il suo compagno con la casacca rossa sta risalendo i tronchi per dare a sua volta la spinta e nel farlo alza la testa e guarda i ciliegi in fiore, una delle due celebri bellezze naturali con gli aceri d’autunno. E’ questo il momento magico in cui i petali, mossi dalla brezza, si staccano dalle piante e volano vibrando nell’aria, con effetto struggente di tremolio e creando una pioggia bianco-rosata di delicatezza ineffabile e lievissimo profumo. Mi torna alla memoria ancora il cinema di Antonioni, il verde giallastro del cappotto di Monica Vitti in “Deserto rosso”, il blu e il rosso delle baracche di Ravenna, i colori delle camicie di Jack Nicholson in “Professione reporter”, e così via. E penso a una frase altrettanto ellittica del grande regista che, inconsciamente, si ritrova nell’opera di Hiroshige nel farsi scena e racconto “Se c’è ancora dell’autobiografia, è nel colore che essa deve essere trovata”.

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Maria Paola Forlani

HIROSSHIGE. Il Maestro della naturaultima modifica: 2009-03-22T23:47:02+01:00da mariapaolaf
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