ARTE GENIO FOLLIA Il Giorno e la Notte dell’Artista

3. Hieronimus Bosch - Le concert dans l’œuf, XVI sec. bd.jpgSi è aperta a Siena  nel Complesso Museale Santa Maria della Scala sino al 25 maggio 2009 la mostra “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista”, nata da un’idea di Vittorio Sgarbi in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta che si è occupata del coordinamento scientifico generale della mostra e del catalogo. La critica d’arte, con rilevanti eccezioni come nell’opera del critico marxista  Georg Lukács, ha raramente tentato di considerare l’arte come fenomeno sociale e la critica d’arte, anche come attività accademica, ha mostrato scarsa consapevolezza umana, ed è rimasta una rischiosa combinazione di giudizi soggettivi e di analisi formali. L’intento di questa mostra è, appunto, di indagare “l’essere nel mondo” degli artisti attraverso i loro capolavori, senza tuttavia rinunciare alla fondamentale prospettiva storica e a tutti quei contributi che hanno studiato “arte, genio e follia” da punti di vista differenti, siano essi di natura artistica, scientifica o medica. Nella comprensione di queste opere d’arte trova posto un procedimento mentale di traduzione di regole precise, per decodificarne la simbologia, conosciuto talvolta col nome di ermeneutica. Nella verifica della lettura introspettiva si è reso necessario, spesso, l’implicito appoggio di Freud e Jung, dove l’accostamento psico-analitico all’opera d’arte suggerisce, al critico o allo spettatore, la possibilità di cogliere il contesto: erotico, mitico, archetipo o folle. La prima parte della mostra documenta l’emarginazione ed il riscatto dei “folli”. Partendo dal periodo medievale, in cui gli insani erano trasportati in grandi navi alla deriva verso “Mattagonia”, il reame della follia, isola lontana e irraggiungibile, si passa, poi, al racconto della vita manicomiale del XVII secolo, documentata attraverso incisioni, strumenti medici e di contenzione utilizzati nella cura dei pazienti. Con l’avvento della cultura positivistica viene messa da parte l’esperienza psicologica dell’individuo e si presta più attenzione alla natura biologica della malattia mentale, che vedeva in Cesare Lombroso l’esponente di maggior fama, non solo in Italia. La prima sezione si conclude con manufatti di pazienti ricoverati in ospedali psichiatrici, a dimostrazione di come la creatività non sia solamente ad appannaggio dei normali. Nelle sezioni successive seguono nel percorso della mostra quattro protagonisti del tempo di Nietzsche: Van Gogh, Munch, Stimberg e Kirchener che sono stati oggetto di ampi studi sull’argomento del loro rapporto genio-follia. Il dipinto “L’Hôpital Saint – Paul à Saint – Rémy – de – Provence del Musée D’Orsay di Parigi fu realizzato da Van Gogh nel 1889 quando il pittore si ricoverò volontariamente nella casa di cura. Il prof. Kraus che publicò un’analisi dettagliata della malattia di Vincent in un periodico scientifico si rifiutava di dare ad essa un nome specifico quali epilessia o schizofrenia. Ogni diagnosi medica sembrava essere al saggio dottor Krauss <<troppo ristrette per la sorprendente condizione psicopatica dell’eccezionale personalità di Vincent: nella sua arte non meno che nella sua “malattia” egli era un individualista>>. Dal punto di vista di un artista come Van Gogh e come per altri, lo spirito è trascendente: esiste nell’uomo una forza vitale, un’energia di per sé trasformatrice che modella ogni percezione nella forma di una realtà visionaria e fantasiosa. Se non si concede all’immaginazione dell’artista questo <<potere di formare>>, non si può nemmeno comprendere per un istante il posto dell’arte nella storia del genere umano; non si può nemmeno comprendere la sua complessa varietà, o la sua funzione nell’evoluzione della coscienza umana. “La follia collettiva: la guerra nello sguardo degli artisti” è una sezione curata da Fausto Petrella. Sono stati scelti anche per il comune e tremendo linguaggio pittorico che spesso oltre alla “descrizione” della tragedia entra nel tormentato impasto di segno e colore. Sfilano, nelle loro drammatiche descrizioni, artisti come Renato Guttuso, Mario Mafai, e Otto Dix. Hans Prinzhorn, psichiatra psicoterapeuta presso l’istituto di Psichiatria dell’Università di Heidelberg, è stata una personalità poliedrica con interessi sia scientifici che artistici. Aveva studiato storia dell’arte, estetica, filosofia, musica e canto ed è stato un vero pioniere nella valutazione delle manifestazioni artistiche psicopatologiche in grado di svelare attraverso nuovi metodi i problemi degli alienati per poterli affrontare, se non risolvere, da un punto di vista assolutamente inedito, considerando la malattia come “uno dei modi possibili di essere uomini” e soprattutto artisti. Proprio grazie a questo studio e alle analisi di questi artefatti, riuscì a mettere insieme una ricca collezione di opere realizzate da “alienati”, di cui in mostra è esposta una suggestiva galleria. La sezione dell’ “Art Brut”, curata da Lucine Peiry, proveniente dalla “ Collezione de l’ArtBrut” voluta da Jean Dubuffet, concepisce la follia come molla stessa dell’invenzione, valore positivo che si genera “Là dove meno ce l’aspettiamo ed elevata al rango di stato fecondo necessario alla creatività stessa. “L’alchimia dell’arte” è il titolo della sezione dedicata ad Antonio Ligabue.  In mostra sono rappresentati 13 dipinti del grande “espressionista tragico” che raffigura la natura e il mondo degli uomini come una realtà colma di crudeltà e di conflitti. “La lucida follia nell’arte del XX secolo” è l’ultima sezione, che s’incontra nel percorso espositivo, articolata in tre sottosezioni il cui soggetto è il disegno come forma primaria dell’espressione dell’inconscio. Vengono presi tre casi emblematici della sperimentazione surrealista: Marx Ernest, Andrè Masson e Victor Brauner. Il movimento surrealista ha preso spunto dal rapporto arte/automatismo psichico, per cui la produzione artistica è quella che più si avvicina al sogno, alla deriva della ragione, alla discordanza con la realtà. Conclude la mostra il movimento che a Vienna, a partire degli anni ’60, ha più di ogni altro interpretato il tema della follia: il “Wiener Aktionismus” che mai assumerà aspetti lucidi o romantici, facendo propri, al contrario, i caratteri cupi di una scena teatrale violenta, talvolta crudele e masochista, spettacolare e tragica, entro la quale il corpo diviene l’estensione della superficie pittorica e opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni.14. Vincent Van Gogh - Hopital Saint Remy de Provence, 1889 bd.jpg

 

 

Maria Paola Forlani

 

ARTE GENIO FOLLIA Il Giorno e la Notte dell’Artistaultima modifica: 2009-02-01T18:54:19+01:00da mariapaolaf
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