MORANDI 1890 – 1964

Foto Morandi (Masotti 1) bd.jpgIl MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ospita l’attesissima antologica “Giorgio Morandi 1890 – 1964”, curata da Maria Cristina Bandiera e Renato Miracco e organizzata dal museo bolognese con il Metropolitan Museum of Art di New York, che l’ha accolta dal 16 settembre al 14 dicembre 2008, con uno straordinario successo di critica e di pubblico. Bologna, città natale di Morandi, gli rende omaggio a poco meno di un secolo dai suoi esordi pittorici con una mostra tra le più complete mai realizzate fino al 13 aprile 2009 (Catalogo Skira). La selezione espositiva comprende lavori appartenenti, oltre che al museo Morandi di Bologna, alle raccolte di studiosi e amici dell’artista come: Roberto Longhi, Cesare Brandi, Carlo Volpe, Mina Gregori, Cesare Gnudi, spesso confluite, poi, nelle collezioni di grandi musei. La mostra consente di osservare il percorso dell’artista partendo dai suoi esordi. Le prime due sale analizzano secondo una sequenza cronologica, i principali passaggi della formazione pittorica, evidenziati grazie ad una serie di accostamenti assai efficaci. Nella prima sala ben nove opere datate dal 1913 al 1919 individuano quelli che diventeranno i temi portanti della poetica morandiana: la natura morta e il paesaggio. Si parte con il “Paesaggio del 1913”, il primo quadro in cui Morandi dipinge le colline di Grizzana, che diventeranno soggetto privilegiato e soprattutto terreno di sperimentazione sul quale tornerà tutta la vita. La tela fu commentata da Riccardo Bacchelli nel 1918, che fu il primo a segnalare “un ignoto Giorgio Morandi” sulle colonne del quotidiano “Il Tempo”. Le opere successive evidenziano le esperienze formative del pittore, dal confronto con i grandi maestri antichi e contemporanei, che lui scelse e reinterpretò senza mai copiarli, fino al periodo di una personale adesione alla Metafisica. Di particolare interesse le “Bagnanti” del 1915, uno dei pochissimi dipinti in cui Morandi affronta la figura umana: il riferimento diretto è alle “Bagnanti” di Cézanne (1885 – 1887) e, certamente, anche alle “Baigneuses” di André Derain. Il tema della natura morta, genere antichissimo, qui ripreso dal maestro bolognese con la consapevolezza dell’artista contemporaneo, conscio delle innovative soluzioni stilistiche adottate da Picasso e dai pittori cubisti. Dopo le esperienze formative, affrontate da uomo d’avanguardia, dagli anni Venti Morandi si allontana dalla Metafisica e dai “Valori Plastici” per tornare a guardare alla realtà, intraprendendo quel cammino personale che lo porterà a diventare il grande artista che tutti conosciamo. A chiudere questa prima sala, esaltano due capolavori che esemplificano il momentaneo ritorno di interesse per la figura che Morandi  conosce intorno al 1924. si tratta di due importantissimi autoritratti, eseguiti a un anno di distanza l’uno dall’altro, in cui l’artista si raffigura in abiti da lavoro, seduto frontalmente e con la tavolozza in mano. Secondo Lamberto Vitali è “nelle nature morte di Fiori” che Morandi trova accenti inediti”. La terza sala della mostra rende omaggio a uno dei temi più cari al pittore bolognese, regalando una poetica sequenza di quei piccoli bouquet dalle corolle impastate di luce e di colore che era solito dipingere per poi farne dono agli amici. Due tele del 1924, donati dal pittore alla sorella Anna, sono uno dei rari casi in cui l’artista usa come soggetto dei fiori di campo appena recisi, freschi e disposti casualmente nel vaso, anziché quelli di carta o di seta che nel tempo finì per preferire, affievolendo ogni forte riferimento alla realtà. I “Fiori” del 1943 furono invece regalati a Roberto Longhi per ringraziarlo dell’interessamento grazie al quale fu rilasciato dal carcere dove era stato rinchiuso nello stesso anno a causa della frequentazione con Ragghianti e dell’impegno politico di questo. Nella quarta sala abbiamo il soggetto delle “Conchiglie”, tema ripreso da Rembrandt e studiato da Morandi all’inizio e alla fine degli anni Venti, e che diventeranno uno dei suoi temi dominanti dagli anni Quaranta, nel drammatico periodo della guerra. Le loro forme irregolari, concave e contorte, avvolgenti e asimmetriche, sono pretesto per il pittore per catturare la luce di volta in volta in modo diverso, per creare differenti vibrazioni di colore. Nella quinta sala, la più ampia della mostra, sono visibili alcuni tra i maggiori capolavori prodotti dal maestro, in un ideale abbraccio che mette in stretta relazione i due temi portanti della sua opera: la natura morta e il paesaggio. Secondo Longhi  Morandi fu un grande paesaggista, tanto che riconobbe il culmine della sua grandezza nei paesaggi fino al 1943: scarni ed essenziali, spogliati totalmente da qualsiasi cenno di naturalismo, giocati su tre colori fondamentali con cui sono costruiti con nettezza i rapporti spaziali. Nella sesta e settima sala si è accolti da incredibili capolavori come la “Natura morta” del 1942 che fu di Cesare Gnudi, lo storico dell’arte che dedicò all’artista una monografia nel 1946. Si tratta di un’opera dall’impianto solenne nella sua semplicità: la bottiglia a torciglione e la tazzina in bilico che ne smorza la perpendicolarità, dipinti in una scala quasi monocroma di bianchi dalle rarefatte tonalità violette. Il rigore delle composizioni morandiane non ha incuriosito e  interessato solo gli architetti “In fondo una natura morta è un’architettura”, diceva lo stesso Morandi; ma il fascino delle sue “inquadrature” ravvicinate e la sua attenzione ossessiva per la luce hanno esercitato una forte attrazione anche su registi e uomini di cinema, che lo hanno collezionato come De Sica, Michelangelo Antonioni, o citato  nelle loro opere come per Fellini ne “La Dolce Vita”.Morandi_058_V1290 bd.jpg

 

Maria Paola Forlani

 

MORANDI 1890 – 1964ultima modifica: 2009-01-21T15:17:10+01:00da mariapaolaf
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