EMOZIONI in TERRACOTTA. GUIDO MAZZONI e ANTONIO BEGARELLI

4 bd.jpgEmozioni in terracotta. Guido Mazzoni e Antonio Begarelli. Scultore del Rinascimento emiliano.

 

Si è aperta a Modena al Foro Boario fino al 7 giugno a cura di Giorgio Bonsanti e di Francesca Piccini (catalogo Panini) l’attesa mostra “Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni e Antonio Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano”. I due artisti modenesi interpreti in questa rassegna risultano particolarmente rappresentativi dei principi artistici delle epoche in cui vissero. Entrambi erano notissimi al loro tempo, tanto che su Guido Mazzoni (1450 – 1518) il cronista locale Tommasino Lancelotti scrisse, in “Cronaca modenese” del 1506 -54 che <<era bon magistero de fare figure de releve de terra cotta e de colorirle che parevano naturale, e questo perché quando el principiò detto esercizio faceva maschere bellissime che erano portate per tutto il mondo>>. Mentre per l’altro protagonista, Vasari ricorda nelle “Vite”,  che Michelangelo  ammirava Begarelli a tal punto da pensare che <<se questa terra diventasse marmo guai alle statue antiche>>. La materia delle loro figure è, dunque, la terracotta, così tipica nella tradizione emiliana per l’indisponibilità di marmi o pietre adatte, e al contrario la facile reperibilità dell’argilla. Di questa tecnica, Mazzoni e Begarelli sono forse i due massimi esponenti nella tradizione artistica italiana. Insufficientemente conosciuti anche fra gli “adetti ai lavori”, mentre in vita avevano incontrato ampio consenso, per cui i due artisti dimenticati attendevano un’esposizione che li riproponesse al pubblico e li gratificasse dell’ammirazione che meritano. Si tratta indubbiamente di due fra i massimi scultori dell’intera storia dell’arte, anche se si espressero unicamente nella scultura di formatura (“per via di porre”) e non per taglio (“Per via di tòrre”, di togliere come il marmo o la pietra). Mazzoni e Begarelli sono rappresentati, nella rassegna modenese, con l’apporto di 60 opere in compagnia di Michele da Firenze, Antonio da Crevalcore, Ercole de’Roberti, Nicolò dell’Arca, Alfonso Lombardi, Canozi da Lendinara.  Guido Mazzoni  nasce a Modena intorno al 1450 o poco prima, e nella città emiliana compie i primi passi della sua carriera come orafo, realizzatore di maschere e ideatore di apparati effimeri per pubbliche manifestazioni, Nel 1476 – 1477 esegue per la chiesa di santa Maria degli Angeli di Busseto il primo dei “Compianti” conosciuti, subito seguito da quello per l’Oratorio modenese di san Giovanni della Buona Morte, oggi nella chiesa di San Giovanni Battista. Negli anni ottanta i documenti testimoniano di stretti rapporti con Ferrara, dove Mazzoni ha modo di confrontarsi con gli straordinari artisti attivi presso la Corte estense. I “Compianti” di Santa Maria della Rosa a Ferrara, di Sant’Antonio in Castello a Venezia, i cui frammenti si conservano oggi ai Musei Civici di Padova, e quello perduto di San Lorenzo a Cremona, testimoniano della grande fortuna incontrata in questi anni dall’artista. L’amicizia di Eleonora d’Aragona (sposa del Duca d’Este), che possedeva il modelletto in piccole dimensioni del “Compianto” di Santa Maria della Rosa, è certo l’origine della chiamata a Napoli presso la Corte aragonese nel 1489. Qui Mazzoni si impone come artista di corte realizzando disegni, apparati effimeri per feste e il gran “Compianto” nella chiesa di Santa Maria dei Lombardi. Nel 1495, caduta la monarchia aragonese, Mazzoni segue il nuovo sovrano, Carlo VIII re di Francia, al suo ritorno in patria. In Francia, l’artista conosce da protagonista all’affermazione del Rinascimento in Oltralpe. Dei modelli, dei dipinti e delle sculture prodotte nei vent’anni trascorsi al servizio di Carlo VIII, prima del successore Luigi XII poi, così come nei bozzetti inviati alla Corte inglese per la tomba di Enrico VII nella Cattedrale di Weat-mister, nulla è sopravvissuto. Per Carlo VIII, in particolare, Mazzoni aveva realizzato il “Monumento funebre” in bronzo nella Basilica di Saint-Denis, distrutta dalla Rivoluzione francese, mentre l’attività inglese è testimoniata comunque dallo straordinario “Busto” di un bambino che ride nella collezione della Regina. Mazzoni farà definitivamente ritorno a Modena solo nel 1516, per morirvi due anni più tardi. Antonio Begarelli (Modena 1499 ca. – 1565), invece, si iniziò alla pratica scultorea orientandosi verso la plastica raffaellesca emiliana, di ispirazione classicista, e più tardi verso Correggio, come testimoniano a Modena, la “Pietà” di Sant’Agostino (1524), il “Presepio” del Duomo (1527), e lo scenografico complesso della “Deposizione” in San Francesco (1531). Negli anni trenta Begarelli inizia un rapporto, via via sempre più esclusivo, per l’Ordine benedettino, che oltre a segnare tutta la sua futura attività professionale avrà risvolti anche sul piano personale. Nel 1565 l’artista muore nella sua casa di Modena e viene trasportato in san Pietro, ove giace sotto la grandiosa sepoltura da lui stesso realizzata. L’aspetto più saliente che ci permette di associare l’opera di Guido Mazzoni all’aggiornamento sui grandi testi rinascimentali tra Ferrara, Padova e Bologna, soprattutto per i “Compianti” è  nella struttura spaziale e nell’organizzazione delle figure, che distingue il linguaggio dello scultore modenese da quello di Nicolò dell’Arca. Guido Mazzoni dà sempre un’individuazione ai suoi gruppi, di grande coerenza interna, anche se le collocazioni sono mutate, osservando attentamente le figure, le torsioni del corpo, l’assetto delle braccia e delle teste, la direzione degli sguardi. A Modena e a Ferrara Mazzoni varia la struttura dei Compianti, in rapporto ai precedenti gruppi scultorei di Busseto e di Venezia, pur mantenendo alcune costanti: una sorta di inizio e di fine, nei due personaggi che arginano la composizione verso l’esterno, e una depressione al centro rappresentata dalla Vergine inginocchiata. Sia nel <<Compianto>> di Modena che in quello di Ferrara la stessa Madonna con un ginocchio a terra e l’altro sporgente in avanti, su cui batte la luce, costituisce una specie di perno verticale al centro della composizione. I personaggi seguono tutti questa regola di una deviazione calibrata dalla frontalità. Lo si vede dalla funzione di elemento di raccordo che hanno le braccia aperte e l’inclinazione del busto, col risultato di creare una massa ondeggiante, un dramma in un crescente movimento patetico e di cordoglio. Molte sono le novità di questa mostra e di fondamentale importanza per la comprensione degli artisti ai quali l’iniziativa è dedicata. Tra queste figurano diversi “inediti”, altre sono invece opere poco note e assai raramente esposte. Venendo ad Antonio Begarelli, autore di rappresentazioni visuali meno drammatiche in mostra vi sono opere provenienti da Berlino, Parma, Mantova e San Benedetto Po che enunciano anche importanti novità, come la ricostruzione del complesso funerario modenese del banchiere Francesco e del figlio letterato Lionello Belleardi, nella chiesa di San Francesco, una delle più antiche della città. I compianti emiliani dei due artisti, pur nelle loro assolute differenze, richiamano l’attenzione di studiosi e l’immaginazione degli osservatori del possibile legame con le coeve esperienze teatrali, in primo luogo le sacre rappresentazioni proprio ispirate dall’intriseca “teatralità” di questi gruppi scultorei. E portano lo spettatore in un mondo dove il problema di piangere “quando el vedrete levar da croce” viene momentaneamente superato: dove l’affettività corrisponde repente e forte ai comandi della volontà, dove la sofferenza degli altri non rimane un argomento di riflessione filosofica ma fa nascere lacrime sincere.

15 bd.jpg

 

Maria Paola Forlani

 

EMOZIONI in TERRACOTTA. GUIDO MAZZONI e ANTONIO BEGARELLIultima modifica: 2009-03-21T19:57:32+00:00da mariapaolaf
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “EMOZIONI in TERRACOTTA. GUIDO MAZZONI e ANTONIO BEGARELLI

Lascia un commento